L'Italia non può fallire. Ecco perchè

19.05.2013 17:29

Anche George Soros si è unito al coro dei pessimisti, dichiarando in un'intervista a un quotidiano che "l'Italia non è più artifice del proprio destino". Eppure l'Italia non fallirà, con buona pace della folla di economisti e esperti che da diverso tempo danno la repubblica per spacciata. Economisti e non solo; prefigurare scenari economici e finanziari apocalittici è un esercizio in cui si sono cimentati anche schiere eterogenee di politici, commentatori e giornalisti. Beppe Grillo, ma è solo un esempio, in campagna elettorale e anche dopo ha usato più volte, letteralmente, l'espressione “l'Italia è già fallita”.

Tutto questo è abbastanza sorprendente. Basterebbe leggere con un po' d'attenzione il “rapporto sulla stabilità finanziaria” e le relazioni periodiche pubblicate da Banca d'Italia per rendersi conto di come simili previsioni non abbiano nessuna probabilità di verificarsi.

Certo abbiamo un debito pubblico impegnativo e inquietante, più di duemila miliardi di euro, pari al 127 % del PIL e tra i paesi della zona euro solo la Grecia ci supera, con il 156 % nonostante la pesante ristrutturazione imposta nel 2012. Per avere un termine di confronto la Germania viaggia all' 81 % la Francia e la Spagna al 90 % e all' 84 %. Gioca a nostro sfavore anche l'incertezza politica, visto che le ultime elezioni hanno peggiorato il quadro complessivo, e ulteriori elementi di preoccupazione arrivano dai numeri della recessione che segue anni di crescita zero. Tutto questo è innegabile, ma parlare di default è quasi ridicolo.

Tanto per cominciare l'Italia è l'unico paese d'Europa insieme alla Germania a vantare un avanzo primario di bilancio. Significa che se non ci fosse la spesa per gli interessi, quella pagata su BOT e BTP tanto per intenderci, il nostro paese avrebbe chiuso i conti del 2012 in attivo del 2,5%

Inoltre la ricchezza netta delle famiglie italiane è pari a circa 8.000 miliardi di euro, quattro volte più grande rispetto al debito. E di questi 8.000 miliardi più di 3.000 sono detenuti in attività finanziarie, ovvero conti correnti, titoli di stato, buoni postali, obbligazioni, azioni. Famiglie che vantano, oltre a una ricchezza sorprendente, un indebitamento più basso della media dell'eurozona, meno della metà rispetto agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. I numeri indicano nell'Italia un paese indebitato ma decisamente ricco. Può servire un paragone. Immaginiamo una famiglia con un mutuo da 100.000 euro i cui redditi siano un po' diminuiti perché uno dei componenti è in cassa integrazione. La stessa famiglia per contro detiene risparmi e investimenti per 300.000 euro e una casa che vale mezzo milione. Chi mai si sognerebbe di ritenerla in grave difficoltà o sull'orlo del fallimento ?

Il Giappone ha un debito pubblico che ha ampiamente superato il 200 % del PIL eppure continua a essere un paese da tripla A e nessuno al mondo si è mai sognato di parlare di default. Il debito non è l'unico indicatore da considerare e neppure il più importante.

Di cosa parlano allora tutti quelli che si affannano a urlare che l'Italia farà la fine della Grecia ? Non c'è il minimo paragone possibile tra i due paesi.

Di sicuro i debiti vanno pagati e l’aumento della pressione fiscale che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle negli ultimi anni difficilmente potrà essere attenuata a breve termine. Non è un’ipotesi peregrina immaginare l’introduzione di ulteriori tasse, che possono avere nomi diversi e colpire ogni forma di consumo o di ricchezza, soprattutto se verrà cancellata l’IMU sulla prima casa, come sembra probabile alla luce dell’attuale dibattito politico. Il paese ha tanti problemi che vanno affrontati e necessita di riforme profonde e non prorogabili, ma l’ipotesi default è del tutto scorrelata dalla realtà.

Mauro Angelo Gallotti